a cura di
FIESA Confesercenti

e
LEGAMBIENTE

Quaderni
del commercio, turismo,servizi

Biotecnologie alimentari
Quali rischi, quali prospettive

PRESENTAZIONE

Scienziati, governanti, esperti di etica, ambientalisti, consumatori s'interrogano di fronte agli scenari aperti dalle scoperte biotecnologiche. Favorevoli e contrari portano argomentazioni a favore della loro posizione. La comprensione del fenomeno e delle sue implicazioni non è però ancora alla portata di tutti: è partendo da questo dato di fatto che la Confesercenti vuole offrire, serenamente e obiettivamente, un contributo alla conoscenza dei termini della questione.
La scienza negli ultimi decenni ha accelerato in modo incredibile i tempi delle scoperte e la ricerca è arrivata in alcuni casi a dominare la natura, contribuendo ad aumentare la sete di conoscenza. Le recenti scoperte scientifiche tendono sempre più a condizionare la vita degli uomini e delle donne e pongono quindi pressanti interrogativi di tipo etico sulla liceità o meno dell'utilizzo di alcune scoperte e su quali siano i limiti entro cui operare. Sempre più va sfumando la tradizionale separazione tra scienza - intesa come ricerca pura e disinteressata - e tecnologia - intesa come mezzo per tradurre in pratica le scoperte -, perchè spesso accade che gli scienziati più prestigiosi sono anche i protagonisti dello sviluppo delle industrie più competitive.
Le biotecnologie sono indubbiamente un buon esempio dello stretto intreccio tra scienza e tecnologia, poichè la manipolazione di materiale genetico da parte degli scienziati ha consentito di ottenere, per esempio, piante più resistenti a certi agenti patogeni o più produttive. Le biotecnologie in senso lato non sono nate oggi, poichè da millenni l'uomo le utilizza. Con le attuali tecniche di ingegneria genetica è possibile modificare il codice e il patrimonio genetico degli organismi viventi.
La Confesercenti, consapevole della necessità di un'informazione rigorosa e approfondita e delle preoccupazioni per le conseguenze sanitarie e ambientali dell'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM), vuole contribuire con questo Quaderno a fare chiarezza sulle biotecnologie, fornendo una panoramica completa, dallo stato della ricerca alle posizioni in campo, dai problemi della sicurezza alle normative.
Ciò che in larga parte interessa al grande pubblico sono le ricadute tecnologiche delle scoperte e dei progressi scientifici, anche se è grande la difficoltà ad accedere ai saperi e alle informazioni, soprattutto quando si è scarsamente influenti nelle scelte sulle conseguenze delle ricerche scientifiche e delle loro applicazioni tecnologiche.
Sulle biotecnologie i toni dello scontro non hanno vie di mezzo, ma prese di posizioni decise, e su di esse sono intervenute personalità autorevoli in vari settori, come i due premi Nobel Renato Dulbecco, favorevole, e Dario Fo, contrario.
La protesta dei contrari si è espressa in modo netto sin dal novembre 1999 a Seattle in occasione della riunione della WTO (World Trade Organization) e al grido di "Stop globalization" è poi continuata a Genova nel maggio del 2000 in occasione del Tebio, la fiera internazionale delle biotecnologie, e successivamente proseguita in Svizzera nell'autunno e in Francia, in Brasile, in Svezia, di nuovo drammaticamente in Italia per il G8 di Genova. La richiesta imperativa è quella della messa al bando delle biotecnologie. Esse però sono ancora poco consciute, ed è perciò importante diffondere la conoscenza in modo chiaro e contribuire all'alfabetizzazione scientifica, consentire un controllo sociale sul loro uso in modo che non rimangano in mano a pochi.
Da qualunque punto di vista lo si osservi, quello delle biotecnologie per usi alimentari è un terreno minato, dominato da interessi contrapposti, ma anche dall'emotività e dall'ideologia, sul quale è difficilissimo prendere posizione in modo autonomo e razionale. Nella scelta di schierarsi o meno, Confesercenti ritiene che occorre tener conto di quali riflessi può avere questa scelta. Sicuramente l'opinione pubblica è influenzata principalmente dalle campagne contro il "cibo di Frankenstein", contro il "mostro nel piatto" che fanno appello più a paure ancestrali che alla razionalità informata.
Di sicuro i consumatori sono frastornati e preoccupati, e non sono oggi pronti ad accogliere positivamente gli alimenti transgenici. L'ostilità nei confronti degli OGM è dettata anche da altre paure: polli alla diossina, mucca pazza, residui di pesticidi nella frutta e nelle verdure, prosciutti adulterati, norme comunitarie che snaturano pane, pasta, formaggi e cioccolata, norme che penalizzano e rischiano di far scomparire prodotti tipici italiani la cui domanda, fortemente affievolita in passato, sta subendo un'impennata.
Il consumatore, bombardato da una grande quantità di informazioni a volte allarmanti e a volte meramente allarmistiche, è in sostanza confuso e alla ricerca di prodotti "genuini", "naturali", "sani", "biologici". Tutto ciò induce Confesercenti a ritenere che sia opportuno, in questa fase, assumere una linea di grande prudenza, che non vuol dire ignorare la questione, ma al contrario affrontarla con le armi della razionalità e del buon senso, senza demonizzazioni ma con prese di posizione e interventi utili a orientare sia il commerciante sia il consumatore fornendo loro alcune certezze.
Una posizione riassumibile nei seguenti punti:

  • le biotecnologie alimentari non sono un male in sè, ma necessitano di estrema attenzione nell'applicazione pratica. Quello che deve prevalere è il principio di precauzione, in base al quale occorre approfondire le sperimentazioni controllate prima di introdurre gli OGM nel consumo di massa;

  • dato che alcuni alimenti transgenici sono comunque già ampiamente presenti in molti prodotti, quello di un'etichettatura esplicita e comprensibile, che consenta al consumatore di scegliere consapevolmente se acquistare alimenti contenenti OGM, deve essere rivendicato come un diritto irrinunciabile non solo del consumatore stesso, ma anche del commerciante e dell'esercenti, che devono a loro volta poter scegliere se vendere e servire o no un determinato prodotto, e farlo sapere ai suoi clienti;

  • su queste basi è possibile attuare da un lato campagne di informazione a favore dei consumatori e dall'altro forme di promozione dei negozi che garantiscono di vendere e degli esercizi che garantiscono di somministrare solo prodotti esenti da OGM;

  • sulle basi di questa linea è possibile costruire accordi di collaborazione con associazioni di produttori e di consumatori e con associazioni ambientaliste in vista non solo di campagne d'informazione ma anche di azioni di pressione sulle forze politiche e sul Parlamento al fine di ottenere normative più chiare e più rispondenti agli interessi dei commercianti e dei consumatori.

 Nell'era della globalizzazione occorre ripartire dalle nostre realtà locali, dai nostri mille centri storici, per costruire una nuova identità delle nostre produzioni tipiche e dei loro canali di commercializzazione. E' in queste realtà che si sanno coniugare tradizione e innovazione, saperi antichi e processi di produzione moderni, utilizzo delle risorse e rispetto dell'ambiente.
La globalizzazione è una realtà che dobbiamo imparare a governare, sfruttandone appieno gli aspetti più positivi e contrastando con intelligenza quelli deteriori. Tra questi ultimi ci sono l'appiattimento del gusto, la standardizzazione eccessiva dell'offerta di merci e servizi, la spersonalizzazione dei prodotti e dei rapporti con il cittadino-cliente.
Salvaguardare i prodotti tipici vuol dire allora garantire loro una distribuzione su misura, fatta di una rete - innanzitutto locale, legata al territorio in cui un prodotto nasce - di punti vendita dotati di una cultura della qualità e della tipicità, capaci di attrarre clienti e di contribuire all'educazione del gusto dei clienti, capaci di far apprezzare un prodotto tipico proprio per le sue caratteristiche intrinseche.
La valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti è sempre più l'elemento chiave della caratterizzazione de della concorrenzialità dell'offerta turistica. Centrale in questo senso è il ruolo dei Sistemi turistici locali - previsti nella nuova legge quadro sul turismo - una cui intelligente organizzazione consente di mettere insieme prodotti alimentari di qualità, artigianato di qualità e servizi di qualità, elementi centrali della competitività sul mercato del turismo. Alla promozione del territorio può poi contribuire un utilizzo razionale e lungimirante delle nuove tecnologie informatiche di comunicazione, che offrono la possibilità di mettere in rete, di associare produttori e distributori in un circuito che può consentire di realizzare apprezzabili economie di scala e di mettere in comune risorse individualmente limitate per affrontare in modo vincente, senza snaturarsi, la sfida del mercato globalizzato.