Tre domande a...

Guido Sacconi
parlamentare europeo


Quanto è compatta e condivisa la posizione dell’Unione Europea nei confronti degli organismi geneticamente modificati, in particolare sul principio di precauzione e sull’etichettatura?

In Europa, il dibattito sulle biotecnologie è stato fin dall'inizio caratterizzato da una grande cautela, soprattutto se paragonata agli entusiasmi che queste stesse tecniche hanno suscitato in altre parti del mondo, in particolare negli Stati Uniti. Vuoi per ragioni culturali, legate a una morale ancora fortemente ancorata ai valori cristiani, vuoi per una scelta volutamente antagonista a quella americana, i cittadini europei hanno fin dall'inizio manifestato una forte perplessità nei confronti delle manipolazioni genetiche in generale, siano esse applicate agli alimenti, ai mangimi o alle terapie mediche. Secondo i sondaggi effettuati da Eurobarometro nei 15 paesi dell'Unione e pubblicati nel dicembre 2001, il 70,9 per cento degli europei continua a non volerne sapere di nutrirsi con OGM. Per questo, sebbene con diverse sensibilità, tutti gli Stati membri sono stati d'accordo per mettere in atto un quadro legislativo caratterizzato da un elevato livello di protezione nei confronti della salute dei cittadini e dell'ambiente. A dimostrazione della grande precauzione con la quale l'insieme dei governi europei si è mosso su questo spinoso dossier, è importante ricordare che nel corso del 1998, quando le garanzie offerte dalla normativa allora in vigore – la direttiva 90/220 – non sono più state ritenute sufficienti, il Consiglio dell'Unione non ha esitato a dichiarare una moratoria di fatto che ha congelato la procedura per la concessione di 13 nuove autorizzazioni di alimenti geneticamente modificati da immettere sul mercato europeo. Ancora oggi, dopo la messa a punto della nuova direttiva orizzontale, il principio di precauzione viene applicato in maniera estensiva, e durante la riunione del Consiglio Ambiente del 29 ottobre 2001 è stata ribadita – contro la volontà della commissaria Wallström, che teme la mancanza di una base giuridica – la decisione di mantenere in vigore la moratoria fino al momento in cui non saranno concluse tutte le procedure per la definizione di un sistema di rintracciabilità e di etichettatura degli alimenti e dei mangimi geneticametne modificati. Per volontà del Consiglio, il dibattito su questo punto dell'ordine del giorno è stato tenuto in presenza del pubblico, e ciò ha fatto emergere una maggioranza di Stati, capeggiata dalla Francia e seguita da Grecia, Austria, Danimarca e Lussemburgo, ostili alla rapida reimmissione sul mercato di OGM e altri paesi più possibilisti quanto alla possibilità di sbloccare la moratoria a condizione che le norme per l'etichettatura e la rintracciabilità siano applicate in anticipo. In particolare mi sembra importante sottolineare come l'Italia, che nella passata legislatura di centrosinistra era stata all'avanguardia nella richiesta di garanzie forti e vincolanti, è ora diventata molto più possibilista: il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, si è dichiarato pronto a "esaminare la possibilità di anticipare l'applicazione delle nuove disposizioni in materia di etichettatura e di reperibilità", giacché ritiene che qualsiasi nuova autorizzazione dovrà rispettarle. Personalmente ritengo questa posizione alquanto pericolosa. In primo luogo infatti le norme per la rintracciabilità e l'etichettatura non sono già definite. Devono ancora essere sottoposte alla procedura legislativa e quindi alle correzioni che Parlamento europeo e Consiglio potranno apportarvi. Inoltre, l'applicazione di tali norme rimarrebbe comunque assolutamente volontaria da parte delle imprese che hanno richiesto le autorizzazioni, dato che, una volta sbloccata la moratoria, l'unico testo giuridicamente vincolante rimarrebbe quello della direttiva 2001/18/CE, che contiene soltanto i princìpi delle normative su rintracciabilità ed etichettatura e non offre quindi sufficienti garanzie in fase di attuazione.

Di quali strumenti dispone il Parlamento europeo per costruire e rendere operante una legislazione coerente e aggiornata sugli organismi geneticamente modificati?

Con l'approvazione della nuova direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, l'Unione Europea si è dotata della legislazione orizzontale più avanzata del mondo in questo specifico settore. È importante infatti sapere che la decisione di emanare una legislazione specifica per i prodotti geneticamente modificati è già di per sé una decisione che rivela l'interesse e la preoccupazione dell'Unione Europea per la sicurezza dei propri cittadini e per la salvaguardia ambientale. Negli Stati uniti, per esempio, non esiste niente di tutto ciò. I prodotti alimentari transgenici vengono immessi sul mercato dopo essere stati sottoposti unicamente alla procedura standard della Food and Drug Administration come un qualsiasi altro alimento. L'unica preoccupazione è quella che riguarda la salute del consumatore, mentre gli eventuali danni ambientali non vengono presi in alcuna considerazione. L'Unione Europea ha invece deciso invece di sottoporre gli alimenti cosi come i mangimi transgenici a un doppio controllo: dal punto di vista dell'impatto ambientale e dal punto di vista della protezione della salute dei consumatori. Mi sembra importante sottolineare come questa posizione, che potremo definire interna all'Unione, comporta una serie di conseguenze internazionali di notevole portata, dato che anche i prodotti importati da paesi terzi devono poter offrire le stesse garanzie di quelli prodotti sul territorio dell'Unione. Potremo anche affermare che la posizione assunta dall'Unione sugli OGM, così come quella assunta nei riguardi del Protocollo di Kyoto per la limitazione delle emissioni di gas a effetto serra, caratterizza oggi in modo peculiare la posizione dell'Unione Europea in tutte le sedi internazionali, dall'Organizzazione mondiale del commercio all'Organizzazione mondiale della sanità. Con il testo della nuova direttiva, frutto di un accordo tra Parlamento e Consiglio nell'ambito della procedura della codecisione, l'Unione si dota quindi di uno strumento di fondamentale importanza anche se, fino a che questa non sarà completata dalla legislazione attuativa, in particolare sulla rintracciabilità e sull'etichettatura dei prodotti geneticamente modificati, noi rimaniamo favorevoli al mantenimento del regime di moratoria di fatto in vigore dal 1998. Vorrei ancora ricordare che, oltre alla legislazione specifica in materia di OGM, l'Unione europea si avvale anche di altri strumenti orizzontali che rafforzano l'impegno a favore della protezione dei cittadini e dell'ambiente. Mi riferisco alla definizione del principio di precauzione e alla legislazione sulla responsabilità per i danni ambientali. In conclusione, mi sembra di poter affermare che, anche grazie all'impegno del Parlamento europeo, l'Unione dispone di strumenti assolutamente all'altezza della sfida posta dagli OGM. A questo punto la palla é nel campo degli Stati membri. Perché la legislazione ambientale sia efficace, c'è infatti bisogno dell'impegno serio e continuativo da parte degli Stati membri, altrimenti l'unico risultato sarà il continuo aumento della lista già estremamente lunga dei casi di inadempimento pendenti davanti alla Corte di giustizia europea.

Quali sono gli sviluppi prevedibili, nel breve e medio periodo, della normativa comunitaria sulle biotecnologie?

Come detto, nel corso del 2001 la gestione del dossier OGM è stata una delle priorità strategiche dell'Unione, e questo ci permette oggi di considerare che la parte principale del pacchetto legislativo è stata varata: con la direttiva 2001/18, che entrerà in vigore nell'ottobre 2002, si è messa a punto la norma orizzontale dalla quale sono già derivate due proposte di direttive "attuative", quella sulla rintracciabilità e l'etichettatura degli OGM e quella sugli alimenti e i mangimi transgenici. Il Parlamento europeo e il Consiglio si sono impegnati ad accelerare i tempi per l'adozione, che speriamo possa essere completata entro il 2002. Ma l'impegno dell'Unione in questo campo non si esaurisce. In una recente comunicazione , la Commissione esecutiva si è impegnata a innalzare ulteriormente il livello di protezione per il cittadino e per l'ambiente comunitario attraverso la presentazione delle seguenti proposte: 1) una proposta di modifica della legislazione riguardante le sementi che introduca dei requisiti di purezza in riferimento alla presenza casuale di tracce di OGM nelle partite convenzionali di sementi, nonché requisiti in materia di etichettatura per le sementi appartenenti alle varietà GM; 2) una proposta di regolamento sulla valutazione del rischio ambientale in relazione alle varietà vegetali geneticamente modificate; 3) una proposta di direttiva sulla prevenzione e il risanamento dei danni ambientali significativi, ivi compresi i danni causati dagli OGM e dai MOGM; 4) una proposta per uno strumento giuridico che attui le disposizioni del protocollo sulla sicurezza biologica. Resta quindi ancora molta strada da fare e in qualche modo, quando avremo concluso questa fase legislativa, sarà necessario ricominciare da capo per far sì che la normativa rimanga al passo con le evoluzioni tecnologiche, rapidissime in questo settore. Per il futuro chiediamo che ogni provvedimento teso a estendere l'utilizzazione di OGM possa essere proceduto da una valutazione del rapporto tra costi, rischi e benefici per il consumatore e che sia sempre tenuta in considerazione la posizione espressa dai cittadini. Non vogliamo OGM "inutili". Vogliamo avere garanzie che non solo l'immissione nell'ambiente di OGM non implichi alcun tipo di rischio per l'ambiente e per la salute di uomini e animali, ma che tale immissione apporti effettivamente dei benefici e non serva solo a riempire ulteriormente le tasche delle grandi multinazionali proprietarie dei brevetti. In quanto vicepresidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, io mi impegno a lavorare in tutta trasparenza affinché le cose avanzino in questa direzione.