Tre domande a...

Ermete Realacci
presidente di Legambiente


Gli organismi geneticamente modificati sono tutti e sempre da condannare?

Ovviamente no. Ci sono alcuni aspetti delle tecnologie genetiche che possono essere senz’altro utili. Penso soprattutto alle applicazioni in campo medico, in cui sicuramente queste tecnologie hanno già prodotto degli effetti benefici per gli uomini e per le donne, basta pensare all’insulina. Non ci può però neanche essere un automatico passaggio tra ricerca e applicazione spinto non dagli interessi generali ma dalle esigenze di profitto delle imprese che operano nel settore.

La battaglia ambientalista contro gli OGM nell’alimentazione viene spesso tacciata di oscurantismo, d’irrazionalità, di far leva su paure tanto ancestrali quanto immotivate. Non c’è proprio nulla di vero in queste accuse?

No, anche se talvolta possono affiorare anche atteggiamenti di questo tipo. Non è la nostra impostazione né culturale né politica. Noi riteniamo che vada guardato con grande cautela e con una grande necessità di trasparenza all’applicazione degli OGM in agricoltura, sia per esigenze di carattere ambientale e sanitario sia anche proprio per un’idea diversa di modello d’agricoltura: noi siamo appassionati e riteniamo anche più interessante, per il futuro in generale del mondo ma in particolare del nostro paese, un’agricoltura che conserva le qualità, le diversità, e non un’agricoltura che riduce queste diversità e banalizza i gusti, i sapori e anche gli ambienti. Per dirla in termini anche un po’ secchi: se il futuro è in una produzione di massa senza qualità, le pianure dell’Arkansas vinceranno sempre sulle colline toscane. Se il futuro è invece in produzioni che, pur sapendo innovare, affondano le proprie radici anche nella storia, nella cultura, che producono ricchezza e al tempo stesso sicurezza nel campo dell’alimentazione, l’agricoltura italiana ed europea è imbattibile. Quindi noi pensiamo che sia anche sbagliato, dal punto di vista delle prospettive per il nostro paese, scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati, e soprattutto riteniamo inaccettabile che questa strada venga imposta in primo luogo per interessi biecamente commerciali di alcune grandi compagnie e senza trasparenza per i consumatori, come è stato finora.

L’attuale legislazione in materia di organismi geneticamente modificati è adeguata? Che cosa chiede Legambiente alle istituzioni nazionali e comunitarie?

L’attuale normativa è sicuramente inadeguata, anche se, rispetto a quella statunitense, la legislazione europea è più vicina a quella che sarebbe utile e necessaria. Come minimo sarebbe necessario avere una maggiore cautela prima del rilascio di questi organismi, garantire anche finanziariamente da futuri danni di questi organismi – e questo potrebbe essere anche un deterrente per le grandi compagnie che operano in materia – e garantire il massimo di trasparenza per quanto riguarda la filiera alimentare, quindi sapere effettivamente con che cosa sono prodotti gli alimenti che arrivano sulla nostra tavola, se ci sono organismi geneticamente modificati fra le materie prime. Questo di per sé sarebbe un forte deterrente alla penetrazione di questo tipo di coltivazioni.