Tre domande a...

Anna Bartolini
presidente del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti


Qual è la posizione delle associazioni dei consumatori europee nei confronti degli organismi geneticamente modificati, in particolare sul principio di precauzione e sull'etichettatura?

Non c'è una posizione pregiudiziale nei confronti degli organismi geneticamente modificati. Ciò che conta sono la trasparenza dei processi decisionali e il diritto del consumatore a scegliere. Le organizzazioni europee dei consumatori sono quindi schierate senza esitazioni nella richiesta dell'introduzione di un'etichettatura chiara ed esauriente. Per quanto riguarda il principio di precauzione, credo che la cosa migliore sia lasciar parlare una recente risoluzione del TACD (TransAtlantic Consumer Dialogue, ovvero Dialogo transatlantico dei consumatori, un organismo di confronto tra le organizzazioni dei consumatori europee e quelle americane): "Benché le possibili decisioni dovrebbero, ogniqualvolta sia possibile, essere basate su robuste prove scientifiche, in molti casi l'incertezza scientifica emersa durante la valutazione del rischio resterà tale. In questi casi si dovrà giudicare se e quando applicare il principio di precauzione. È inoltre essenziale che i consumatori siano coinvolti in questi giudizi. Perché questi giudizi siano realmente partecipati, i processi decisionali devono essere aperti e trasparenti. Il TACD chiede inoltre ai governi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea di inserire il principio di precauzione nelle scelte normative che riguardano la salute e la sicurezza dei consumatori e dell'ambiente e di continuare a sviluppare il lavoro a livello internazionale sull'analisi del rischio in modo da as-sicurare che il processo sia aperto e trasparente e che i consumatori siano effettivamente coinvolti in tutto questo processo, a cominciare dallo sviluppo iniziale della politica di valutazione del rischio da parte dei risk managers".

Di quali strumenti dispongono i consumatori a livello comunitario per contribuire alla costruzione di una legislazione coerente e aggiornata sugli OGM?

Le organizzazioni dei consumatori in quanto tali non hanno ovviamente alcun potere legislativo. Attraverso i loro rappresentanti negli organismi consultivi comunitari possono sottoporre le loro proposte, le loro valutazioni e le loro critiche. Ma spetta agli organi istituzionali – Parlamento, Commissione, Consiglio – elaborare in ultima analisi le normative concrete. La voce dei consumatori si fa comunque sentire in seno agli organismi comunitari. La richiesta di un'etichettatura chiara, per esempio, emerge con grande evidenza da tutta una serie di sondaggi europei, compreso l'Eurobarometro 2000. E la recente proposta di regolamento sulla sicurezza alimentare ne tiene ben conto, estendendo le attuali norme in materia d'etichettatura a tutti i prodotti alimentari geneticamente modificati, indipendentemente dalla rilevabilità del DNA o delle proteine.

Secondo lei a breve e medio termine peseranno di più, sulle scelte dell'Unione Europea, le considerazioni di carattere economico e industriale o i timori – giustificati o no – di una larga fetta della società?

Più che di timori, parlerei di richiesta di vedere riconosciuti i propri diritti da parte dei consumatori. E certamente tutta la produzione normativa, già attuata o in via di discussione, appare improntata al riconoscimento di questi diritti, a partire dalla trasparenza e dall'apertura dei processi decisionali. Va in questo senso la Comunicazione della Commissione del settembre del 2001, che pone una serie di domande cruciali e chiede risposte non solo da decisori politici, industrie e scienziati, ma anche proprio dai consumatori. Così come va in questo senso l'iter d'autorizzazione dei prodotti alimentari geneticamente modificati previsto dalla proposta di regolamento presentata sempre nel 2001 che impone la pubblicità delle valutazioni affidate all'Autorità alimentare, così come la pubblicità delle eventuali decisioni difformi della Commissione. Una volta registrati, tutti questi prodotti dovranno comparire in un registro pubblico che dovrà contenere tutti i dati non confidenziali.